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Ruggi a Turku
una lesbica non fa primavera
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ho compulsivamente verificato se ci fossero commenti per circa *loading* volte
... e poi fummo condotti in un salone dove c'erano tutte le parole del mondo, i sacchi allineati alle pareti e nel centro un cumulo che andava crescendo a vista d'occhio, un braccio meccanico aggiungeva manciate impressionanti ad ogni piè sospinto, gli operai selezionavano quelle legate le une alle altre, le districavano e iniziavano una prima distinzione per lingua, poi per lettera. Gli uomini e le donne lavoravano mormorando ciò che andavano separando con una lenta cantilena, il clangore del macchinario si sovrapponeva a quel brusio. La nostra guida ci mostrò i nastri su cui venivano inviati all'esterno. Nonostante tutto si svolgesse con apparente lentezza eravamo informati dell'esatta velocità reale dello smistamento come di ogni altra operazione di cui saremmo stati testimoni. Osservando i sacchi notai una parola fuori posto e lo feci notare. La guida si mise a ridere.
"L'errore è necessario, mio caro signore"
"Si spieghi, la prego."
"Se non vi fosse errore non vi sarebbero novità nell'evoluzione"
"Ma il linguaggio non è un animale o una pianta"
Il modo in cui il nostro cicerone reagì m'infastidì notevolmente. L'accesso di risa era divenuto scomposto e piegandosi in due si tratteneva il ventre per il dolore causatogli dall'attacco. Mentre mi facevo sempre più scuro in viso lui recuperò la respirazione e asciugandosi le lacrime riprese la parola.
"Mi perdoni, sa, ogni tanto mi dimentico, a star sempre qui si finisce per perdere le giuste misure. Sono mortificato, le chiedo di accettare le mie scuse."
"Vada avanti, non è niente"
"Se noi smistassimo perfettamente le parole, se poi anche scartassimo quelle che ci ritornano danneggiate, se avessimo insomma la presunzione di avere un controllo completo e razionale del linguaggio questo significherebbe prima o poi la regressione ed infine l'estinzione di ogni suono articolato in parola, di ogni segno che lo rappresenta. Noi qui, per mandare avanti la baracca, si deve fare le cose imperfettamente."
"Ma questo non evita che le lingue scompaiano che se ne perda il suono che se ne dimentichi il senso. Se provaste ad irrobustirle, a rinforzare quelle deboli si salverebbe molto, ci sarebbero più parole per tutti. Scegliere gli innesti giusti, modificare il codice..."
"Sssshhh, non si faccia sentire. Mi scusi, ma a lei queste idee da dove diavolo le escono? Vuole essere espulso con ritiro definitivo della parola? Ascolti me! Lasci perdere, esistono precise proiezioni di ciò che potrebbe accadere con idee balzane come le sue. Qual è il suo problema, la perdita del congiuntivo? Un dialetto che sparisce? E lei veramente pensa che si debba intervenire?"

... ogni volta che decido di suicidarmi mi viene in mente qualcosa che non posso lasciare assolutamente in sospeso. Sono convinto che sia meglio andarsene decidendolo, facendo ciao con la manina e sorridendo, ma è importante che tutto sia sistemato, che non siano rimaste bollette da pagare, lettere a cui non si è risposto, amici che attendono un saluto e così via. Di ammazzarmi mi viene spesso la voglia ma sono uno inconcludente, così inizio a pensarci sopra e finisco sempre per distrarmi. Di solito l'idea di morire si alterna a quella di viaggiare, considerato che non ho garanzie sui viaggi da morto mi rivolgo con il pensiero ai molti luoghi che non ho visto lingue che non ho parlato cibi che non ho assaggiato donne che non ho amato etc etc. Mi viene in mente la storia di quel tale in un libro di Morselli che dopo essersi ubriacato, con l'intenzione di farla finita, si mette a riflettere sulla distinzione tra i brandy spagnoli e il cognac francese e seguendo questo pensiero perde la voglia di ammazzarsi, ma mentre esce dalla grotta in cui era andato ad annegarsi sbatte contro una stalattite, il colpo si amplifica fino a sembrargli un terremoto. Uscito dalla grotta scopre di essere sopravvissuto alla fine del mondo. Che a pensarci bene fa ridere pero' il libro era triste. Anche Morselli era triste. Infatti si è suicidato. Morselli quand'era vivo nessuno voleva pubblicargli niente, poi da morto hanno pubblicato tutto. Aveva ben ragione ad essere triste. Ci fossero stati i blog magari non la prendeva così male.
Siamo un popolo di artisti 3
La storia dell’arte è piena di episodi in cui la materia indomita si ribella al pensiero creativo. L’ho visto anche su Quark. Persino Leonardo, con tanto che era uno previdente, s’è fatto le sue brave cazzate. E allora non mi arrendo davanti al fatto che i miei piedi invece di imprimere il rosso più scuro in un’impronta perfettamente delineata stacchino completamente la vernice sottostante lasciando un bordo indefinito. Ma la mano dell’artista è pronta ad intervenire la dove la spontaneità della natura tradisce l’intento.
Mi metto a rifilare un po’ le chiazze di rosso scuro e decido che se il mio peso stacca la vernice… forse… no, dai, non si può… ma è per l’arte… ti ho detto di no…davvero, guarda, è un attimo… il gatto no, lascia stare il gatto… sono combattuto mentre immergo il gatto nella tempera rossa, ma il furore ha preso il sopravvento e la zampa di gatto è l’elemento necessario per richiamare la passeggiata evolutiva in questa chiazza uterina.
Il gatto fa il suo dovere. Lo passo subito in candeggina per evitare problemi.
Ritorno al mio pannello che giace steso per terra estenuato in un’emorragia martoriata, aggiungo chiazze di rosso e per finire spruzzo con il pennello macchiato di blu dalla tavola precedente.
Infine in un gesto che mi consegna di diritto alla storia e mi fa sentire perfettamente a mio agio tra la merda d’artista di Pietro Manzoni e certi quadri di Mirò sollevo il pannello e lascio che le ultime gocce colino in striature irregolari, a renderle indubitabilmente spermi azzurri nella grande sfida della vita.

Siamo un popolo di artisti 2
Ho deciso che De Chirico e Magritte mi fanno una pippa. Visto che sono il fortunato possessore di due grossi ed inutili pannelli di truciolato pressato decido che è giunto il momento di darmi alla pittura. Uno dei due grossi pannelli sarà un cielo in cui due splendide e iper-realistiche maniglie di ottone si staglieranno come sospese.
Mi procuro dunque della tempera lavabile, un tubetto di blu e uno rosso. Mi mangio un biscotto... per stimolare la ghiandola artistica e mezzo nudo mi dedico all’attaccapanni che rivoluzionerà la storia degli attaccapanni.
Da quando ho deciso di liberare la mia vena creativa faccio di queste cose.
Finito di dipingere il mio cielo con tanto di nubi bianche mi sento insoddisfatto.
L’aspetto concettuale ha prevalso e ancora mi sento le energie bloccate. Magritte si sta rivoltando nella tomba. Così prendo l’altro pannello e mi dedico al rosso. L’idea, che anche solo per la sua originalità meriterebbe un premio, è quella di passeggiare su un fondo rosso chiaro con i piedi immersi nel rosso scuro.
...continua

Siamo un popolo di artisti 1
In camera mi mancava un attaccapanni a muro dove appendere i vestiti prima di andare a dormire. Di solito sparpaglio i vestiti intorno al letto, è questo il segreto del mio look stropicciato.
Volevo spendere poco e mi è venuta la fantastica idea di andare in una bottega dove trovo vecchi oggetti che ancora non rientrano nell’antiquariato. Non ho trovato un attaccapanni, ma sono stato colto dall’ispirazione del momento e ho deciso che potevo fabbricarne uno… così ho racimolato nell’ordine:
Arrivato a casa mi sono reso conto che:
Mi sono rimaste due splendide maniglie di ottone.
Piccole bestemmie crescono
La piccola Carlotta, tre anni, alle volte ti guarda ed esclama:
- Porca pupazza!
- Mah, Carlotta!?!
- Non ho mica detto porca madonna...è mia mamma che dice porca madonna...io dico porca pupazza.
Consigli per la perfetta riuscita di biscotti all'hashish. Se avete deciso di smettere di fumare ma farvi le canne è la vostra passione allora la cosa migliore è dedicarsi alla pasticceria. Se non avete mai fumato e avete voglia di drogarvi questa è una buona soluzione per evitare la dipendenza da nicotina. Scegliete una giornata luminosa e 3 g di fumo di ottima qualità, a me piace il Ketama fresco che diventa polvere al solo tocco delle dita. Avrete lasciato 150 g di burro a temperatura ambiente qualche ora prima di cominciare. In un pentolino sciogliete il fumo a fuoco lento in 50 g di burro. Io lo lascio sobbollire delicatamente qualche minuto per non rischiare epatiti o altre storie. In una ciotola lavorate il burro ammorbidito con 200 g di zucchero a velo, aggiungete anche il burro aromatizzato fino ad ottenere un composto cremoso, allora sarà il momento di unire, una ad una, quattro uova, continuando a frustare ad ogni aggiunta. La farina setacciata va aggiunta gradualmente nella misura di 200 g. Aromatizzate il composto con scorza d'arancia grattugiata, un pizzico di vaniglia naturale e incorporate 100 g di gocce di cioccolato fondente. Dividete il composto in uno stampo per madeleines e cuocete in forno a 180 ° per circa mezz'ora. Lasciate raffreddare e mangiate con moderazione. Tenete conto che l'effetto puo' farsi sentire anche dopo un'ora e mezza, non iniziate dunque ad ingozzarvi di biscotti perchè vi sembra che non succeda niente!!!
Al mo primo tentativo ho usato il doppio di questa dose di ketama, poi ho mangiato quattro biscotti e sono finito direttamente in un quadro di Dalì, suggerisco di partire con un biscotto (o anche solo mezzo se la materia prima è potente).
Buon Viaggio e siate prudenti.