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ho compulsivamente verificato se ci fossero commenti per circa *loading* volte

sabato, 21 maggio 2005

E' così difficile mettere in parole certe cose che non sono concetti ma grumi vivi di pensiero o di sensazioni come la percezione del modo in cui la finestra mossa dal vento il rumore di un trapano il portoncino che si chiude il gatto che scava nella lettiera il ticchettio della tastiera il rumore di una macchina che passa stiano in relazione tra loro come fatti appartenenti ad una stessa realtà ma che di fatto si disgregherebbe in tante realta quanti sono i fattori che percepiscono nella frazione di tempo e di spazio di cui stavo parlando e allora ci sarà un rumore orizzonte diverso per me per il gatto per l'uomo che esce dal portone per il conducente dell'auto. A volte gioco tentando di capire se esiste un confine preciso tra cio' che sono ed una presunta realtà esterna. L'esperimento sinora ha dato esiti negativi che il confine si sposta di continuo. Ultimamente poi il mio peso è oscillante, io sono oscillante in un modo che il mio peso dice e mi sveglio un giorno magro un altro grasso un giorno giovane ed un altro vecchio. Così cercando di prescindere da me stesso considerata la mia scarsa affidabilità o piuttosto mettendomi tra i fatti imponderabili al di fuori del mio controllo mi trovo a fare come quei bimbi che giocano convinti davanti ad un video game senza aver inserito la moneta e agitandosi sulle manopole pensano di intravedere una corrispondenza fra i loro gesti e le immagini che si muovono sullo schermo.

 

Postato da: gurb a 17:26 | link | commenti (3) |

sabato, 07 maggio 2005

"Ho appunto pensato di uscire e venirvelo a dire, perché non mi farò più vedere all’ufficio domani mattina. Taglio la corda. A dir la verità non ho pensato troppo a dove andare. Parto per un piccolo viaggio di scoperta. Ho in mente che l’Io sia una terra di cui pochi si intendono. Ho pensato di fare una scappata nell’Io, darvi un poco un’occhiata. Dio sa cosa troverò. L’idea mi stimola, ecco tutto. Ho trentaquattro anni e mia moglie ed io non abbiamo figli. Credo di essere un uomo primitivo, un viaggiatore, eh?"
Da Riso nero di Sherwood Anderson

Postato da: gurb a 23:12 | link | commenti (4) |

martedì, 03 maggio 2005

 
 
Nell'atelier di Raimondo
 
M: quel pezzo non c'era l'altro giorno.
R: no, l'ho tirato fuori per finirlo, gli devo arrotondare la punta.
M: te fai sempre punte, manca un po' di morbido nelle tue cose, se' spigoloso.
R: non è che sono spigoloso, c'è un'armonia.
M: si, non è che non c'è armonia, però sono poco avvolgenti, ad esempio quel pezzo perchè lo vuoi mettere in verticale? Anche il pesce che avevi fatto, perchè stava in verticale?
R: sai è curioso, alla mostra tutti gli uomini m'han chiesto - ma quella è una fava?
M: vedi c'è questa cosa...
R: le donne no, dio bono, loro lo sapevano...invece gli uomini volevano la conferma. E' che nella scultura o c'è il vuoto o c'è il pieno, di lì non scappi, poi sta tutto lì, no? nel penetrare e nel ricevere, altrimenti non c'è poesia, e se c'è è fasulla, è vuota…io ho scelto il pieno.
 
 

Postato da: gurb a 10:42 | link | commenti (1) |

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