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Da quando lei se n'era andata lui andava a trovarla tre volte la settimana. Raccoglieva qualche rosa, prendeva la sua bici e percorreva i cinque chilometri che li separavano. Passavano un po' di tempo insieme, parlando del più e del meno, specialmente lui parlava e alle volte si dilungava in monologhi, lei ascoltava. Non che prima fosse diverso, lei di tanto in tanto lo interrompeva, specialmente se sentiva rabbia nella sua voce. A lei piacevano le rose e se in quell'uomo crescevano delle rose allora anche le parole si facevano più leggere e valeva la pena di fargli un sorriso. C'erano volte che invece no, c'erano volte con troppe spine.
A lei l'addolciva un bicchiere di vino rosso, bevuto senza sensi di colpa, con lo sguardo concentrato in lontananza verso un mondo di pace, un mondo sereno fatto solo di cose allegre, senza parole difficili, con piante di tutti i tipi. A lui l'addolciva lei.
Da anni andava a trovarla tre volte la settimana perché anche se odiava le regole le riteneva necessarie, e dove la razionalità non arrivava poteva intervenire la ritualità. La ritualità era per lui la distribuzione razionale del tempo. Niente a che vedere col sacro. Ciononostante covava germi di creatività, trasudava spiritualità. Come ogni uomo senza Dio capace di scegliere una regola e seguirla appariva incredibilmente forte. Ma lei sapeva tutta la sua debolezza e la custodiva, ne era lo scrigno. Era come quella volta che dopo aver visto Rashomon di Kurosawa, tornato a casa dal cinema, aveva creato un piccolo uomo del Riscio' in ferro saldato. Lei gli aveva cucito addosso un kimono bianco e un cappellino cinese.
Ecco! C'era qualcosa che l'aveva, per anni, trattenuta dall'allontanarsi. Aveva smesso di cercare un nome per questo qualcosa, pero' a volte pensava all'uomo del riscio'. E poi... Poi se n'era andata e chi se ne va lascia sempre nel tormento. Ah, se fosse qui! E perché mi ha lasciato solo? Speriamo che stia bene...pero' poi andarsene cosi'.
Quando lei se n'era andata, lui aveva scelto cose per ricordarsi di lei, cose per dimenticarsi di lei. Il tormento di chi parte, quello di chi resta sono cose a difficili a dirsi, è cosi' che ci si sente soli, nel non poter dire.
Ma lei aveva continuato a sorridergli. Col passare del tempo anche lui aveva ritrovato il sorriso. No, non era la finta ilarità che lo aiutava a superare il dolore, non era quella sorta di cinismo con cui si difendeva, era un sorriso più sereno che di rado appariva sul suo viso a ripagarla di tanta pazienza. Parlavano poi dei figli, di come andassero nel mondo, di che persone fossero diventate e c'era nella voce di lei una benevolenza che lo rassicurava. Non erano poi cosí male i figli, forse un po' strani, un po' timorati del mondo. In fondo se la cavavano.
Più di tutto, peró, parlavano del passato e sovente si trovavano in disaccordo, lui sbagliava le date, lei non si ricordava i nomi e quando si lasciavano continuavano, ognuno per conto proprio, a pensare a quell'episodio, a cosa volesse dire, al di là dei nomi, al di là delle date, nelle loro vite, quel particolare episodio, che avrebbe potuto smarrirsi cosí facilmente come altri che, sul momento, quando li avevano vissuti erano parsi più importanti.
Se fossero stati a guardare non c'erano molte cose di cui avessero un ricordo comune, ma restava una sensazione sottile di cio' che insieme avevano vissuto, la sensazione di essersi incontrati veramente, di essersi trovati in momenti che non appartenevano più al tempo.
Lui non faceva mai tardi, andava a trovarla di giorno, le ore più calde d'inverno, quelle più fresche d'estate. Aveva i suoi riti da rispettare, le piccole noie quotidiane che riempiono la vita, farsi da mangiare, tenersi in ordine. Alle cinque c'era il meteo di Raiuno, il più affidabile per programmare la giornata successiva, le commissioni, il bucato da stendere, la visita della figlia.
Lei vedeva cose che lui invece no. Volava lontano con la mente e aveva un suo modo di comprendere il mondo. Avrebbe aspettato la sua visita successiva, avrebbe ascoltato, avrebbe sorriso. Aveva imparato che le parole vanno e vengono. Esattamente come noi. Proprio come le rose che lui sistemava nel vaso vicino alla sua foto. Come le giornate di'inverno che finiscono presto e i cimiteri chiudono prima.