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ho compulsivamente verificato se ci fossero commenti per circa *loading* volte

mercoledì, 22 giugno 2005

Nella bottega di Yossef, dove ero finito alla ricerca di un attaccapanni, c’è anche vicina, all’ingresso, una piccola sezione dedicata ai libri: così ogni tanto vado a cercare qualcosa da leggere. La scelta è ovviamente limitata ai gusti di Yossef . Qui ho comprato La mère du printemps di Driss Chraibi.
Anche il mio amico A. vende vecchie cose, è un bravo restauratore. E’ antiquario ma si definisce rigattiere. E’ stato lui a farmi conoscere Chraibi. Una mattina ho trovato nella buca delle lettere una busta e dentro c’era L’ispettore Ali al villaggio. Sì, perché anche il Marocco ha il suo detective, creato in tempi non sospetti. Ali è uno sbirro di umili origini, figlio di un guardiano del forno, che accompagna un superiore in una missione così segreta da non poterne sapere l’obiettivo. L’indagine si svolge in un paesino ai confini con l’Algeria. Qui le differenze culturali tra i due saranno determinanti per l’evolversi degli eventi. Il libro è divertente e fa parte di una serie non particolarmente folta.
Chraibi ha scritto altro. Un primo romanzo che fece scalpore, intitolato Le passé simple, (in francese sia passato semplice che passato prossimo), racconta la rivolta di un giovane marocchino nei confronti del padre cresciuto a Mazagan ed educato in Europa.
Ma il suo libro più famoso rimane forse Mamma mia, la civiltà, un romanzo spassoso sugli effetti del progresso sull’emancipazione. In questo caso tutto comincia con l’arrivo di una radio Blaupunkt dentro una casa marocchina, radio che presto si trasformerà nell’interlocutore della madre, Mr Blaupunkt per l’appunto. D’improvviso si apre una finestra sul mondo e il processo di emancipazione è già cominciato, con effetti a volte esilaranti, a volte commoventi.
Chraibi è stato, come altri scrittori marocchini, bandito per lungo tempo, i suoi libri erano proibiti in Marocco. In seguito all’insediamento del nuovo re Mohammed VI la censura è caduta e c’è stata un’amnistia per i reati politici, Chraibi è stato riaccolto in patria come una voce riconosciuta, cambiamento sul quale non ha risparmiato la sua ironia.
La mère du printemps, Oum-er-bia in berbero, è il nome del fiume che sfocia all’altezza dell’attuale Al Jedida, conosciuta un tempo come Mazagan. Sulle rive di questo fiume è ambientata la storia di un villaggio berbero ai tempi dell’invasione araba in Nord Africa, nel 681 d.c. Le regole sono quelle tribali, il villaggio è governato dal consiglio degli anziani e da quello delle donne, a questi due Azwaw, il protagonista, affianca il consiglio degli uomini attivi. E’ il primo dei profondi cambiamenti che Azwaw propone con il suo carisma, con la capacità di accompagnare nel ragionamento, con il sarcasmo. E i cambiamenti passano e tutto si prepara per l’arrivo degli Arabi, per evitare il massacro. E allo stesso tempo per resistere nei secoli al mutamento profondo, quello più intimo, legato alla terra, alla madre della primavera, alla sacralità degli elementi, ai culti della fertilità.
Il libro si apre con un prologo ambientato nel Marocco "moderno", nello stesso villaggio berbero ancora si riunisce il consiglio degli anziani e quello delle donne, e tutti si chiamano con lo stesso nome, in un’indistinzione che confonde i burocrati inviati a censire ed organizzare la vita amministrativa del paese. Ma i burocrati vengono accolti perché l’ospite é sacro e se per accoglierli verranno sostenute spese allora sarà come pagare il proprio tributo allo stato e si sarà alla pari per la piccola economia del villaggio. Se poi diventa necessario avere un consiglio comunale, si potranno seguire le nuove regole che arrivano da fuori senza problemi, basterà farlo per finta. La strategia fa parte ormai della natura di questa gente, si lasciano attraversare dai cambiamenti e conservano una perla dentro di sé che é memoria, che è un vivere sempre vicino alla terra.
Chraibi descrive questo processo in modo quasi distaccato, alle volte ironico, come se dipingesse un paesaggio di cui gli uomini e i fiumi, gli alberi, le pietre fanno inesorabilmente parte. Un paesaggio in cui tutto si muove per conservarsi immutato.
La dedica di Chraibi mi sembra emblematica della posizione dell'autore, anche se usarla come chiave di lettura sarebbe limitante:Questo libro è dedicato all'Oum-er-Bia, il fiume marocchino alla foce del quale sono nato. Lo dedico ugualmente ai Figli della Terra, i Berberi, che ne sono gli eroi; all'Islam delle origini; l'esilio che l'ha visto nascere dal deserto e dalla nudità [...], ai Palestinesi, ai Celti, agli Occitani, alle popolazioni dette primitive, a tutte le minoranze che, tutto sommato, sono la gran maggioranza del nostro mondo e di cui sono fratello.

Postato da: gurb a 11:44 | link | commenti (3) |


Commenti
#1   29 Giugno 2005 - 23:39
 
l'unica volta in cui ha taciuto e' stato quando ho detto"papa' forse qualcuno dei miei sogni era dentro di te."..

ha guardato lontano.
smarrito.

io t abbraccio forte forte..
viaggiatore e cercatore di perle..
*orsa
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#2   04 Luglio 2005 - 20:50
 
gurb, sant'iddio, mi vuoi dire che cosa fai in questo benedetto paese?
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Flounder

#3   25 Settembre 2005 - 23:37
 
sur les souvenirs et histoire et communautés de mazagan/eljadida au maroc
utente anonimo

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